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22/10/2007

Il regno dei Grilli Parlanti

Il regno dei Grilli Parlanti

In questi ultimi giorni, diversi giovani mi hanno sollecitato ad intervenire nel dibattito in corso sulla nuova ventata di anti-politica che sta sconquassando gli equilibri politico-istituzionali del nostro Paese. Ventata che pare vedere in Beppe Grillo il suo maggior centro propulsore. Ebbene, ho già espresso in qualche occasione il mio pensiero sul punto, ma mi sembra utile ampliare ed approfondire il ragionamento, anche in virtù dell’importante appeal che Grillo ed i suoi “meet-up” stanno dimostrando sui giovani. Credo, dunque, si debba partire da una premessa indiscutibile: esiste oggi nel Paese un diffuso, profondo malessere verso la politica. Un malessere che sta esondando in modo multiforme e più o meno rumoroso, tra invettive mediatiche e urla di piazza, tra iniziative redivive (vedi i desaparecidos “girotondini”) e di nuovo conio (vedi, appunto i grillini “meet-up”). Un legittimo malessere verso caste e costi della politica che, però, non sembra essere stato ancora colto nella sua vera e più genuina essenza di fondo. E questo, oggi, mi sembra il dato davvero inquietante su cui riflettere. La gara in corso tra la gran parte degli attuali e più importanti protagonisti della politica italiana a tacciare le variegate manifestazioni di questo malessere come fenomeno di anti-politica tout-cour, come pericolose e distruttive espressioni dal sapore demagogico destinate a disperdersi col passar del tempo, è l’ultima dimostrazione della lontananza dal paese reale, dalla gente e dai loro bisogni e sentimenti.
Si può certo essere in disaccordo nel metodo “urlato” delle rivendicazioni, così come si può discutere e criticare il merito delle proposte che vengono paventate, ma non si può continuare ad avere un atteggiamento tanto ciecamente pressapochistico e ottusamente liquidatorio di quanto è sotto gli occhi di tutti: la gente è stanca! E’ definitivamente stanca dell’andazzo generale cui la nostra classe dirigente ci ha abituato! E – si badi bene – la gente, il popolo, i cittadini italiani non mettono sotto accusa la Politica in quanto tale - come si affannano a voler strumentalmente dimostrare i destinatari della critica -, ma lanciano il loro j’accuse contro le persone che fanno politica, contro i loro comportamenti costosi ed inefficienti, contro il loro farsi casta, contro i loro offensivi ed insensati privilegi! Possibile che la nostra attuale classe politica non si renda conto che vi è nel Paese una nuova, più diffusa e matura consapevolezza sul “dover essere” della Politica? Possibile che, mentre cresce un’onda di rinnovata partecipazione alla Politica, fatta di gente (e di giovani!), certamente piena di acredine innanzi alla casta, ma anche in cerca di risposte, i nostri politici non trovino di meglio che filosofeggiare sull’emotività della piazza? Possibile che i vari protagonisti della politica – di ogni parte e colore partitico – siano così impegnati nel cercare di giustificare, a difendere e, spesso ad autoassolvere, le loro condotte particolari, da non rendersi conto dell’impellente necessità di offrire una risposta “di sistema” forte, ragionata, immediata e concreta alle istanze della gente? Ebbene, l’inadeguatezza della nostra attuale e vecchia, vecchia, vecchia (!!!) classe dirigente sta proprio qui!

Tutti parlano, parlano e parlano, senza dire nulla di ciò che andrebbe detto e, soprattutto, senza fare nulla di ciò che andrebbe fatto! La politica italiana è ormai il regno dei grilli parlanti! Ma come si fa a non capire che il problema non sono i voli di Stato, ma che quei voli siano utilizzati solo per finalità istituzionali e quando non vi siano altre più economiche possibilità per motivi di sicurezza o ordine pubblico?! Ma come si fa a non capire che non si discute tanto di tagliare in modo irrazionale gli stipendi e le indennità dei parlamentari, ma si tratta di far in modo che le varie indennità siano solo ed esclusivamente di “funzione”, cioè provvisorie e legate allo stretto svolgimento del proprio ruolo istituzionale oltrechè soggette ad adeguate forme di controllo?! Ma come si fa a non capire quanto sia intollerabile, non tanto il finanziamento ai partiti, quanto i sotterfugi fiscali che rendono più conveniente devolvere somme di denaro ai politici che alla ricerca contro le leucemie?! Ma come si fa a non capire che il problema non sono tanto le tasse, quanto l’incancrenita inefficienza e, spesso - soprattutto al Sud – la desolante inesistenza dei servizi pubblici e delle infrastrutture che, con quelle tasse, dovrebbero essere finanziati? Ma come si fa a non capire quanto sia indegno nella percezione della gente che un parlamentare goda di baby pensioni d’oro o vitalizi automatici, spesso a prescindere da un effettivo minimo svolgimento del servizio, quando si chiede ai cittadini di fare continui sacrifici per andare in pensione più tardi e mantenere in equilibrio la previdenza pubblica?! Ma come si fa a non capire che è ormai colma la misura nel vedere i politici accapigliarsi sui diritti civili e sul riconoscimento giuridico delle unioni di fatto, quando a loro è già concesso di godere proprio di quelle tutele - come la pensione di reversibilità al convivente o alla convivente – che si ostinano a negare alla gente comune?! Ma come si fa a non capire che l’imperdonabile peccato verso i giovani, non sta tanto nel numero chiuso delle università o nelle forme di flessibilità del lavoro, quanto nell’assenza conclamata di ogni selezione realmente trasparente e meritocratica o nella sostanziale chiusura ed immobilità del mercato?!

E l’elenco potrebbe mestamente continuare all’infinito. A queste insofferenze i politici dovrebbero saper offrire adeguata risposta. Ma - ripeto - una risposta “di sistema”, e non tante rispostine personalistiche, senza senso e di poco peso come quelle che si leggono ogni giorno sui giornali. Per dare una risposta del genere, seria, autorevole ed esemplare al Paese, basterebbero pochi specifici interventi legislativi e pochissime settimane di iter parlamentare.

La nostra classe dirigente potrebbe, così, almeno iniziare a dimostrare con i fatti la propria volontà di rimettersi al servizio dei cittadini. E – sono certo – che di fronte ad una simile risposta la gente tornerebbe a riconoscersi pienamente nei suoi rappresentanti e nelle istituzioni. E non a caso mi riferisco alla classe dirigente tutta e non solo ai politici. Perché una risposta di sistema necessita di un coinvolgimento di ogni altro segmento sociale del Paese che abbia funzioni o responsabilità direttive.

Perché caste e privilegi non sono solo un triste appannaggio dei politici, tutt’altro! Industriali, sindacati, liberi professionisti, tanti sono coloro che dovrebbero sentirsi interpellati al riguardo e che dovrebbero e potrebbero offrire il loro contributo generoso al fine di riformare questo nostro Paese dalle fondamenta. In questa direzione ben venga ogni richiamo alla responsabilità, alla serietà ed alla sobrietà. Ben vengano “meet-up”, girotondi, circoli, comitati, associazioni e quant’altro che - ovviamente, nel solco della legalità - faccia sentire alta e forte la voce della gente e, tra questa - mi auguro - più forte e più alta quella dei giovani.

FONTE: http://www.pupia.tv/notizie/0001476.html

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